Saccargia: i comitati della Gallura e del Sarcidano hanno ragione. Lo conferma anche una sentenza del Tar Emilia Romagna.

Sentenza Tar Emilia RomagnaÈ stata definita “granitica” la sentenza emessa il 25 luglio 2025 dal Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, a favore di ARPAE (Agenzia Regionale per la Prevenzione, l’Ambiente e l’Energia dell’Emilia-Romagna). Un verdetto che rafforza significativamente la posizione dei comitati della Gallura e del Sarcidano, che da tempo segnalano le gravi irregolarità nelle metodologie di analisi del vento adottate nella maggior parte dei progetti eolici.

La sentenza avvalora quanto i due comitati sostengono da oltre un anno di studio incessante: le modalità di analisi del vento utilizzate non sono conformi ai requisiti di legge. Una non-conformità documentata dettagliatamente in numerose osservazioni. In particolare è stata oggetto di denuncia per il progetto Nulvi-Ploaghe, che minaccia direttamente la Basilica di Saccargia.
Ne hanno parlato il Coordinamento Gallura e il Comitato Sarcidano il 24 maggio scorso, in una conferenza stampa congiunta.

Grosse falle nei progetti

Grazie ai loro tecnici, i due comitati hanno scoperto una grossa falla nei progetti eolici sia a terra che in mare. Ciò che non quadra è la cosiddetta “producibilità”.
In pratica è la quantità di energia che verrà prodotta, e che dev’essere dichiarata per giustificare la sostenibilità e remuneratività dell’impianto. Per giustificarne la stessa esistenza, insomma, e dunque il finanziamento pubblico.

Per stabilire quanta energia produrrà un impianto, vengono posizionati in situ gli anemometri, cioè i misuratori di vento. Naturalmente, per ottenere dati precisi, vanno installati esattamente nei luoghi dove si vorrebbero erigere le turbine. Ogni sito, infatti, avrà delle condizioni precise, dettate dalla conformazione orografica e non solo.

Conferenza stampa a Saccargia

Ma, nonostante la legge lo preveda, nessun anemometro è stato posizionato per studiare le condizioni di vento – e quindi la produzione di energia – nell’impianto che impatterà sulla piana di Saccargia.
Va precisato che non si tratta di un impianto ex novo, ma di un repowering: ossia un ripotenziamento. Saranno gli aerogeneratori dell’impianto Nulvi-Ploaghe ad essere oggetto di questo ripotenziamento.
Secondo i progettisti, le nuove turbine (che sostituiranno quelle già presenti, di taglia molto inferiore) arriveranno ora ad un’altezza di quasi 200 metri. L’impatto sulla magnifica piana di Saccargia sarà devastante. Uno dei panorami più conosciuti e amati della Sardegna verrà sfregiato per sempre.

La basilica è scomparsa dalle mappe del progetto

Ma i progettisti non si sono attenuti alle norme vigenti. Per stabilire quanta energia produrranno le nuove turbine hanno usato dei modelli virtuali, scegliendo tra tutte le opzioni quello più conveniente all’azienda. Il risultato sono dei dati assolutamente inattendibili.

Come se non bastasse, dalle mappe allegate al progetto di repowering stranamente sono scomparsi sia la basilica di Saccargia sia il nuraghe lì vicino. Così chi dovrà approvare non si farà problemi.
Ecco perché è stato richiesto l’Annullamento in Autotutela al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’obiettivo è revocare il Giudizio di Compatibilità Ambientale emesso per il progetto Nulvi-Ploaghe. Lo studio presentato dalla proponente, Erg Wind Power, presenterebbe infatti gravi irregolarità e non rispetterebbe le Linee Guida del 2010.

Secondo i comitati è inconcepibile che il Ministero dell’Ambiente e il Consiglio dei Ministri non tengano conto di una così grave violazione di legge. Soprattutto si chiedono come mai alcune delle più alte cariche dello Stato siano disposte a rischiare un’indagine penale, pur di non annullare l’autorizzazione.

La Regione Sardegna ora ha gli strumenti per opporsi

La Regione Autonoma della Sardegna ha ora tutti gli strumenti per garantire la salvezza della Basilica di Saccargia e arginare l’invasione eolica che sta interessando il territorio. La sentenza del 25 luglio ne è un’ulteriore, schiacciante conferma.

La documentazione completa è stata trasmessa alla Presidenza della Regione Sardegna e agli assessorati competenti (Industria e Ambiente). La Regione intende davvero salvaguardare la Basilica di Saccargia? Ora potrà dimostrarlo, acquisendo la documentazione e opponendosi con fermezza all’ingiunzione di rilascio dell’Autorizzazione Unica.

Staremo a vedere.