Sulla rinomata rivista scientifica Nature Geoscience, la pubblicazione di una nuova ricerca condotta dal CMCC (Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), finalizzata a rintracciare le cause delle ondate di calore marine, svela la strettissima relazione del fenomeno con l’indebolimento dei venti nel Mediterraneo.

Lo studio ha utilizzato un set di dati multi decennali e un’analisi cluster per indagare le dinamiche atmosferiche che precedono alle più grandi ondate di calore marine estive nel Mar Mediterraneo, dimostrando che le condizioni che creano i picchi di ondate di calore marine sono “l’effetto combinato di dorsali anticicloniche subtropicali persistenti e l’indebolimento dei sistemi di vento prevalenti nel Mediterraneo”

Di seguito, il nostro Agostino Conti ci spiegherà in che modo questa ricerca scientifica confermi nettamente quanto, da tempo, stiamo denunciando in relazione alle grandi incertezze sulla reale producibilità dei progetti eolici, soprattutto off-shore, ma non solo, in Sardegna.

La diminuzione del vento nel Mediterraneo Occidentale un presupposto per il fallimento dei progetti eolici offshore

La ventosità del Mediterraneo, e in particolare del Mediterraneo Occidentale, è notoriamente inferiore rispetto a quella del Mare del Nord, considerata la culla dell’eolico in mare. Zona, quella del mare del Nord, in cui il profilo anemometrico (cioè la ventosità) è ben noto, grazie ad una fitta rete di rilevamento offshore, indiscutibilmente consolidata negli anni.

Certamente, non si può dire lo stesso per il Mediterraneo Occidentale, in particolare per il Tirreno Centrale,  per il quale non sono disponibili osservazioni anemometriche, come risulta chiaramente dal documento di analisi anemologica del progetto Poseidon, localizzato a circa 40 km a nord est del golfo di Olbia. Motivo per cui, non è possibile fare alcuna validazione dei dati del vento simulati dai vari modelli disponibili sul mercato, siano essi di rianalisi o meno.

In questo quadro di desolante incertezza, nel quale si intendono concedere, sotto forma di incentivi, miliardi di soldi pubblici, si inserisce un autorevole studio internazionale, pubblicato dalla prestigiosa rivista “Nature” intitolato :

“Mediterranean summer marine heatwaves triggered by weaker winds under subtropical ridges” (Ondate di calore estive marine nel Mediterraneo innescate da venti più deboli sotto le dorsali subtropicali) – consultabile all’indirizzo  https://www.nature.com/articles/s41561-025-01762-9#Sec5 – nel quale viene rilevata la riduzione della ventosità, in particolare nel mediterraneo occidentale, come causa delle ondate di calore marine. Nello studio viene identificato l’effetto combinato delle dorsali subtropicali (zone persistenti di alta pressione) e della conseguente diminuzione del vento, quale elemento chiave che porta allo sviluppo di ondate di calore marino nel bacino del Mediterraneo, con una incidenza maggiore proprio nel Mediterraneo Occidentale.

Vista l’autorevolezza dello studio e la mancanza, per contro, di dati certi sul profilo di ventosità nell’area del Tirreno Centrale, è lecito domandarsi perché si voglia insistere con la volontà di realizzare progetti tanto onerosi che non hanno alcuna certezza di produzione e profitto ma che, invece, come abbiamo documentato nelle osservazioni al ministero, sono per certo: devastanti per l’ambiente e la biodiversità, comportano grandi rischi alla navigazione sulle rotte passeggeri e commerciali da e per la Sardegna, possono determinare gravi ripercussioni sul turismo e su tutte le attività economiche dell’isola legate al mare.

Auspichiamo che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica voglia riconsiderare l’opportunità di procedere con questo tipo di progetti, anche semplicemente facendo un confronto critico  fra le condizioni al contorno degli impianti eolici nel mare del nord e quelle del Tirreno Centrale, ovvero fra la certezza di una conoscenza consolidata nel tempo del profilo anemometrico e il nulla assoluto del Mediterraneo, attestato pesantemente da uno studio autorevole che preannuncia una situazione ancora più sfavorevole per la produzione eolica offshore.

Agostino Conti

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